Lo scontro finale: l’Amministrazione Salis rompe il patto con i lavoratori
La proclamazione dello stato di agitazione (Prot. 380/2026) non è un semplice atto burocratico, ma il grido di allarme di un’intera macchina comunale portata al collasso. Siamo di fronte al punto di rottura definitivo tra la Giunta guidata dalla Sindaca Silvia Salis, coadiuvata dal Vicesindaco Alessandro Terrile, e le donne e gli uomini che ogni giorno garantiscono la tenuta dei servizi a Genova.
L’assemblea del 15 giugno 2026 ha parlato chiaro: l’unanimità dei lavoratori ha dato mandato alle sigle sindacali di rispondere con la massima fermezza a una gestione unilaterale, sorda e strategicamente fallimentare. La coesione dimostrata da RSU, CGIL, CISL, UIL, USB e DICCAP rappresenta l’ultimo baluardo contro un declino che sta trasformando il servizio pubblico in un guscio vuoto. Lo stato di agitazione coinvolge l’intero Ente, ma trova nella Polizia Locale la sua trincea più esposta, dove la carenza di organico e l’abuso dello straordinario hanno superato ogni limite di legalità e sicurezza.
Un Ente che taglia la base per gonfiare il vertice
Le scelte politiche della Giunta Salis stanno sistematicamente demolendo le fondamenta del Comune. Mentre si sbandiera l’efficienza, i numeri del piano assunzionale rivelano una realtà brutale: tra il 2023 e il 2028, Genova perderà 570 posti di lavoro. Questa emorragia non colpisce però in modo uniforme.
È in atto una strategia inaccettabile: l’Amministrazione ha scelto di non razionalizzare la spesa per il comparto dirigenziale, preferendo anzi implementare l’organico di vertice a tempo indeterminato. Di fatto, si stanno erodendo le capacità assunzionali destinate al personale operativo per alimentare una burocrazia di comando sempre più distante dal territorio.
Questa politica porta con sé conseguenze devastanti:
- Dumping Contrattuale: Un ricorso spregiudicato a esternalizzazioni e appalti che scaricano il rischio d’impresa sui lavoratori, comprimendo salari e diritti.
- Stress Lavoro-Correlato: Un carico di lavoro insostenibile che grava su chi resta, costretto a supplire con il sacrificio personale alle carenze strutturali.
- Relazioni Sindacali tossiche: Accordi su Smart Working, buoni pasto e banca ore sistematicamente disattesi o applicati con ritardi biblici.
Polizia Locale: il fallimento di una gestione fuori controllo
La Polizia Locale è oggi l’epicentro del collasso gestionale. L’indirizzo politico è schizofrenico: si pretendono servizi di “prossimità” e “antidegrado” per fini puramente comunicativi, mentre si smantellano i Distretti e le funzioni core di sicurezza urbana e polizia giudiziaria.
L’inganno dei numeri e il tradimento della trasparenza Il documento dello stato di agitazione scoperchia un vaso di Pandora sulla gestione delle risorse umane. Le informative fornite dalla Direzione Organizzazione parlano di 33 dipendenti a livello generale che hanno superato il limite di 180 ore annue di straordinario. È una menzogna statistica o, peggio, una prova di incompetenza gestionale: i dati reali della sola Direzione Polizia Locale certificano che 91 dipendenti avevano già superato quel limite a dicembre 2025.
I numeri della vergogna nel Corpo parlano di:
- 82.599 ore di straordinario complessive in un solo anno.
- 40.501 ore destinate a servizi resi a terzi (Movida, grandi eventi, Adunata Alpini).
Questi non sono “successi operativi”, ma il certificato di un fallimento. L’Amministrazione sta usando gli agenti come steward di sicurezza privata per eventi di piazza, privandoli del diritto al recupero psico-fisico e lasciando i quartieri privi di presidi territoriali. È una gestione “usa e getta” della professionalità del Corpo che mette a rischio la sicurezza degli operatori e l’incolumità dei cittadini.
Il blocco operativo dal 23 giugno: istruzioni ai lavoratori
In risposta a questo scenario di sfruttamento e mancanza di trasparenza, lo stato di agitazione entra nella sua fase operativa. Si tratta dell’esercizio di un diritto legale garantito dalla Legge 146/1990 e dalle norme contrattuali di comparto.
A partire dal 23 giugno 2026, ogni operatore è chiamato a rispettare rigorosamente i seguenti inviti sindacali:
- Blocco totale dello straordinario: Nessuna prestazione oltre l’orario d’obbligo, incluse le attività per terzi. (ATTENZIONE: SI INVITANO I LAVORATORI/TRICI A NON ADERIRE ALLO STRAORDINARIO. NON E’ ANCORA LO SCIOPERO DELLO STRAORDINARIO)
- Indisponibilità ai cambi turno: Rifiuto di ogni variazione della turnistica che non sia stata programmata e comunicata secondo i termini contrattuali vigenti.
- Lavoro a norma sui servizi essenziali: Effettuazione esclusiva delle attività strettamente correlate all’erogazione del servizio minimo essenziale. Tutto ciò che è “accessorio” o “progettuale” deve fermarsi.
Questa è la procedura di raffreddamento obbligatoria dinanzi al Prefetto: se l’Amministrazione Salis e il Direttore Generale Pasquale Criscuolo vogliono che la città continui a funzionare, devono sedersi al tavolo con proposte concrete, non con rinvii e dati incongruenti.
La dignità professionale non è in straordinario
Colleghi, la posta in gioco è il futuro della nostra professione. Non stiamo chiedendo privilegi, ma il rispetto della legge e della nostra salute. L’unità tra RSU e le sigle FP CGIL, CISL FP, UIL FP, USB P.I. e DICCAP è totale.
Ogni agente deve ricordare tre pilastri fondamentali in questa lotta:
- Responsabilità dell’Ente: Il superamento dei limiti di orario è una violazione datoriale grave; aderire volontariamente al blocco è un atto di auto-tutela legale e fisica.
- Diritto alla Trasparenza: Esigiamo chiarezza sui fondi del salario accessorio e sulla valutazione delle performance, finora gestiti unilateralmente.
- Solidarietà di Corpo: L’efficacia della protesta dipende dal rigore di ognuno di noi. Non accettate pressioni gerarchiche su flessibilità non dovute.
Lavoratori, restate compatti. Informatevi e coordinatevi attraverso i vostri delegati. Non cedete a promesse individuali: il risparmio che l’Amministrazione cerca di ottenere oggi è basato sulla svendita della vostra stabilità lavorativa e dei vostri diritti contrattuali.
Dal 23 giugno, Genova si ferma per dignità. La nostra professionalità merita investimenti, non straordinari infiniti.


