L’incontro tenutosi il 29 giugno 2026 presso la Prefettura di Genova non è stato un semplice passaggio burocratico, ma ha sancito una rottura politica definitiva. Il fallimento delle procedure di raffreddamento rappresenta un momento di gravissimo disimpegno istituzionale, reso ancora più plastico dalla voluta sottrazione al confronto della Sindaca. La sua assenza strategica al tavolo negoziale — dove l’Amministrazione si è presentata con il Vicesindaco, l’Assessore al Personale e il Direttore Generale — palesa un’impotenza politica incapace di governare le tensioni sociali. Il giudizio della RSU e di tutte le sigle sindacali (FP Cgil, Cisl FP Liguria, Uil FPL, Cse – Diccap, Usb P.I.) è stato unanime: le risposte ricevute sono del tutto insoddisfacenti e insufficienti. Pertanto, lo stato di agitazione non solo prosegue, ma si inasprisce. Questo fallimento non è un evento casuale, ma il figlio legittimo di una visione gestionale distorta, che parte da una distribuzione del potere e dei vertici totalmente aliena dalle necessità dei cittadini.
L’asimmetria dirigenziale: una piramide rovesciata e ingiusta
Una gestione sana del capitale umano dovrebbe premiare l’efficacia dei servizi; al Comune di Genova, invece, assistiamo a un’ipertrofia dei vertici a scapito dell’operatività. I dati sul turnover dirigenziale presentati dall’Amministrazione sono scandalosi: un incremento del 150% nel 2025, del 200% nel 2026, fino a toccare un assurdo 600% previsto per il 2027. Questa esplosione della spesa per l’area apicale avviene mentre vengono sistematicamente tagliati i contratti a tempo determinato (ex art. 110), cannibalizzando le risorse destinate alle professionalità specialistiche.
L’asimmetria è cristallizzata in numeri che gridano vendetta:
- Polizia Locale e Servizi Educativi: circa 2200 dipendenti totali (1000 agenti e 1200 educatori) sono gestiti da soli 3 dirigenti.
- Restanti settori dell’Ente: circa 2600 dipendenti godono della supervisione di ben 75 dirigenti.
Questa distribuzione crea una struttura “decapitata” nei settori a più alta densità di utenza. Mentre i vertici si moltiplicano, la forza operativa è lasciata senza guida e senza strumenti, compromettendo la tenuta stessa dei servizi essenziali. Dalla critica a questa asimmetrica struttura di comando emerge chiaramente il vero obiettivo della Giunta: lo svuotamento programmato delle basi operative dell’Ente.
Il collasso dell’organico: 570 tagli entro il 2028
La strategia occupazionale dell’Amministrazione non è altro che un piano di ridimensionamento che minaccia direttamente la salute dei lavoratori e la qualità delle prestazioni. È stato ufficialmente confermato un calo complessivo dell’organico di circa 570 unità entro il 2028. L’anticipazione al 2026 delle assunzioni previste per il 2027 è un mero palliativo, un gioco di prestigio contabile che non compensa minimamente la mancata copertura totale del turnover.
In questo scenario, la Giunta ha dichiarato senza mezzi termini che l’esternalizzazione rimane l’”unica soluzione” possibile per sopperire alla carenza di risorse interne. È una confessione di assenza di immaginazione politica e di un rifiuto ideologico a prendere in considerazione le proposte alternative avanzate dai sindacati per valorizzare il personale interno. Questa carenza numerica non è solo un dato statistico, ma si traduce quotidianamente in carichi di lavoro insostenibili e rischi crescenti per la sicurezza.
Relazioni sindacali e sicurezza: un sistema da rifondare
Siamo di fronte a una crisi democratica interna. In Prefettura abbiamo assistito al paradosso di una delegazione datoriale che ha ammesso formalmente le proprie colpe: una confessione ufficiale sulla mancata applicazione delle corrette relazioni sindacali e del confronto preventivo. Questa prassi delle “informative ex-post”, in cui il sindacato viene avvisato a decisioni già prese, deve finire immediatamente. Esigiamo l’istituzione di tavoli permanenti che non siano semplici sfogatoi, ma strumenti di programmazione reale.
Anche sul fronte della sicurezza e del microclima, la risposta dell’Ente è offensiva: condizionatori portatili e split parziali sono toppe d’emergenza inadeguate a fronteggiare l’emergenza climatica nei luoghi di lavoro. Non accetteremo più promesse verbali: pretendiamo un cronoprogramma scritto e vincolante per la messa a norma dei locali. Ad oggi, settori vitali come i Servizi civici, sociali, tecnici e turistici, insieme alla gestione della banca delle ore, rimangono un “buco nero” di risposte mancate. È tempo di riaffermare che la qualità dei servizi non può essere una variabile dipendente del bilancio.
Conclusioni operative e prospettive di lotta
La mobilitazione proseguirà con determinazione finché non verranno definite soluzioni strutturali basate su dati certi e una visione condivisa del futuro dell’Ente. Per le rappresentanze sindacali, esistono dei prerequisiti non negoziabili per qualsiasi futura riorganizzazione:
- Polizia Locale: una riforma integrale del Corpo che ne riconosca la specificità e il ruolo.
- Servizi Educativi: il ritiro immediato della determina sul sostegno scolastico, atto necessario per ristabilire un clima di fiducia.
L’azione collettiva resta l’unico strumento di difesa rimasto a fronte di un’Amministrazione sorda e arrogante.
Lavoratrici e lavoratori del Comune di Genova, il tempo delle attese è finito. Vi invitiamo a restare compatti e uniti sotto le bandiere della RSU e delle organizzazioni sindacali firmatarie. Solo la nostra coesione può arginare questo declino e difendere la dignità del nostro lavoro e il futuro dei servizi pubblici della nostra città. La lotta continua!


