Quando il comandante diventa il dirigente “tuttofare” del Comune
Negli enti locali italiani accade sempre più spesso. Quando c’è un incarico da assegnare, una responsabilità da coprire o un ufficio da coordinare, la soluzione più immediata sembra essere sempre la stessa: affidarlo al comandante della Polizia Locale.
Responsabile di settore.
Coordinatore di progetti trasversali.
Gestione di servizi amministrativi.
Referente di attività che spesso hanno poco a che vedere con la funzione di polizia.
In molti Comuni il comandante finisce così per diventare una sorta di dirigente “multiuso” dell’amministrazione.
Il tema, tuttavia, non riguarda soltanto l’organizzazione degli enti locali, ma tocca principi fondamentali dell’ordinamento amministrativo, come l’imparzialità dell’azione pubblica e la prevenzione dei conflitti di interesse.
Il principio del conflitto di interessi nella pubblica amministrazione
La normativa anticorruzione richiede alle amministrazioni pubbliche di prevenire non solo i conflitti di interesse reali, ma anche quelli potenziali.
Tra le principali norme di riferimento ricordiamo:
- art. 6-bis della Legge 241/1990
- d.lgs. 39/2013 in materia di inconferibilità e incompatibilità
- art. 53 del d.lgs. 165/2001
- DPR 62/2013 – Codice di comportamento dei dipendenti pubblici
Secondo questi principi, il dipendente pubblico deve evitare situazioni nelle quali possano sovrapporsi interessi o funzioni tali da compromettere l’imparzialità dell’azione amministrativa.
Quando il cumulo di incarichi diventa problematico
Il problema emerge quando una stessa figura si trova a svolgere contemporaneamente funzioni che possono interferire tra loro.Ad esempio quando un funzionario:• gestisce procedimenti amministrativi• controlla o vigila su quelle stesse attività• assume decisioni su settori nei quali esercita anche poteri di verificaIn questi casi può crearsi quello che viene definito conflitto di interessi strutturale.Non si tratta di una situazione occasionale, risolvibile con una semplice astensione, ma di una condizione stabile che può incidere sull’efficienza e sull’imparzialità dell’azione amministrativa.
La specificità del ruolo del Comandante della Polizia Locale
Il comandante della Polizia Locale non è semplicemente un dirigente amministrativo generico.
Si tratta di una figura professionale con competenze specifiche legate a funzioni particolarmente delicate, tra cui:
- sicurezza urbana
- polizia giudiziaria
- polizia stradale
- attività di vigilanza e controllo sul territorio
Proprio per la natura di queste funzioni, l’organizzazione dei Comandi richiede attenzione nel valutare l’eventuale attribuzione di ulteriori incarichi che possano interferire con tali attività.
Una questione di buon andamento della pubblica amministrazione
Il tema si collega direttamente ai principi sanciti dall’articolo 97 della Costituzione, secondo cui la pubblica amministrazione deve operare secondo criteri di:• imparzialità• buon andamento• efficienza• trasparenzaPer questo motivo le amministrazioni devono valutare con attenzione le scelte organizzative che riguardano i Comandi di Polizia Locale, evitando situazioni nelle quali il cumulo di incarichi possa generare sovrapposizioni di funzioni o possibili conflitti di interesse.
Una riflessione che riguarda tutti gli enti locali
La questione non riguarda un singolo Comune o una specifica situazione organizzativa.
Riguarda più in generale il riconoscimento della specificità professionale della Polizia Locale e il corretto equilibrio tra le diverse funzioni all’interno dell’amministrazione.
Trasformare il comandante nel dirigente “tuttofare” dell’ente può sembrare una soluzione rapida per coprire esigenze organizzative, ma nel lungo periodo rischia di incidere sulla funzionalità dei Comandi e sull’efficacia dell’azione amministrativa.
Domanda ai colleghi
Nel vostro Comune il comandante della Polizia Locale ricopre anche altri incarichi amministrativi?
Raccontate la vostra esperienza nei commenti.


